Come sappiamo, al giorno d’oggi le nostre vite sono permeate di tecnologia, che si è sviluppata nella società a vari livelli. Siamo costantemente bombardati da messaggi pubblicitari – spesso tramite pubblicità esterna tradizionale (O.O.H) e digitale (D.O.O.H) – che mirano a influenzare le nostre scelte di consumo, suggerendoci che l’acquisto dell’ultimo gadget tecnologico potrebbe rivoluzionare la nostra esistenza.

Ma quali sono i meccanismi utilizzati per inviarci questi stimoli all’acquisto e quali le strategie adottate per attirare meglio la nostra attenzione? Lo approfondiremo nel corso di questo articolo, che ha come argomento principale la “Fake Out of Home Advertising”.
Fake Out of Home Advertising: Un’introduzione
Nell’ articolo precedente, abbiamo visto le caratteristiche della pubblicità O.O.H. (Out of Home) e D.O.O.H (Digital Out of Home), oggi ci dedicheremo ad una nuova tendenza del marketing esplosa nel 2023 che ha fatto tanto parlare di sé. Stiamo parlando della “Fake Out of Home Advertising” (F.O.O.H). Non allarmatevi però, per quanto il nome possa trarre in inganno, non si tratta di un tentativo di aggirare il cliente, bensì di “stupirlo con effetti speciali”, creando una forma di pubblicità che combina intrattenimento e innovazione.

La F.O.O.H rappresenta la nuova frontiera della pubblicità esterna, un modo per creare inserzioni pubblicitarie con i più moderni strumenti tecnologici e digitali. Dopo il successo dell’Intelligenza Artificiale (AI), è la volta della Computer Generated Imagery (CGI). È proprio attraverso questo tool che la F.O.O.H realizza immagini mozzafiato e insolite, al limite dell’inverosimile e con effetti speciali degni dei migliori film di Hollywood. Ne è un esempio la riproduzione in formato gigante di Barbie che fa capolino dalla sua iconica confezione, davanti al famoso Burj Khalifa di Dubai.

Fake Out of Home: Barbie formato gigante vicino al Burj Khalifa di Dubai

 

Sogno o Son Desto? Caratteristiche della F.O.O.H

 

Ma andiamo ad approfondire le peculiarità di questa controversa forma di comunicazione, per meglio identificarla e distinguerla dalle più tradizionali O.O.H e D.O.O.H. La F.O.O.H si caratterizza per immagini che – rompendo ogni confine bidimensionale – catturano lo sguardo con scene coinvolgenti. Questo effetto tridimensionale si ottiene grazie alla realtà aumentata, che tramite interfacce tecnologiche permette di innestare elementi estranei in un contesto reale. Il risultato è una fusione di oggetti reali e virtuali.

A differenza delle strategie di O.O.H e D.O.O.H Advertising, dove l’ambiente circostante non viene alterato, in questo caso l’ambiente diventa parte integrante della scena, mescolandosi con la pubblicità e creando un effetto ottico sbalorditivo. Proprio come ha fatto il lussuoso marchio Jacquemus con le sue celebri borse, proiettandole digitalmente nelle strade di Parigi.

Fake Out of Home: Borse Jacquemus formato gigante per le vie di Parigi

 

Altra proprietà della F.O.O.H è l’ interattività, con cui coinvolge attivamente il pubblico stimolandone la curiosità e la partecipazione. Questa strategia di marketing non solo suscita grande interesse ma ha anche un forte impatto sulla memoria pubblicitaria dei consumatori. Personalizzare il messaggio in funzione del target di riferimento diventa cruciale in questo approccio, sfruttando l’ambiguità tra fantasia e realtà che caratterizza questo genere pubblicitario.

 

Fake Out of Home: Mascara Maybelline nella metro di Londra

 

Finalità della F.O.O.H Advertising

 

Dopo averne analizzato le caratteristiche, è opportuno chiedersi quali siano gli obiettivi ultimi della Fake Out Of Home Advertising. Uno dei principali è senza dubbio far parlare di sé, generando curiosità e puntando a diventare un fenomeno virale. Attraverso la F.O.O.H i brand possono realizzare il loro sogno più recondito: vedere il proprio nome o prodotto in luoghi simbolo a livello mondiale e super visitati. Ottenendo una visibilità virtuale che dal vivo implicherebbe notevoli costi, con il rischio di alterare il contesto urbano in maniera eccessiva o di rovinare monumenti importanti. Senza considerare il dispendio di risorse e l’impatto che un’operazione del genere avrebbe sull’ambiente.

 

Considerazioni sulla F.O.O.H

 

C’è chi coglie in questa strategia di marketing una vena artistica, e chi invece ne teme un effetto negativo sui consumatori, proprio per quella tendenza alla mistificazione che rischia di ingannare e disorientare. Vedendo queste immagini, è impossibile non intravedere un riferimento alle installazioni en plein air, diffusesi in tutto il mondo a partire dagli anni ’60. Pensiamo a Support di Lorenzo Quinn, una scultura realizzata in occasione della Biennale di Venezia 2017 per sensibilizzare l’umanità sui cambiamenti climatici.

Dovendo fare alcune considerazioni sulla Fake Out of Home Advertising, riconosciamo in questo trend innovativo e all’avanguardia la capacità degli inserzionisti sfruttare i nuovi mezzi digitali per soddisfare le esigenze di un mercato in evoluzione. Ma non dimentichiamo che le sue origini si radicano nelle consolidate campagne Out of Home e Digital Out of Home, che ancora oggi ricoprono un ruolo chiave nel settore dell’advertising per la loro immediata rilevanza nel contesto reale.

Scultura “Support” di Lorenzo Quinn, esposta alla Biennale di Venezia (2017)

 

Queste ultime – come abbiamo evidenziato nell’articolo in proposito – continuano ad essere pilastri fondamentali nell’ambito pubblicitario. Per la loro capacità di connettersi tangibilmente con il pubblico in ambienti fisici creando un’impressione duratura e autentica che le nuove tendenze digitali aspirano ad emulare e potenziare. In definitiva, qualsiasi campagna pubblicitaria richiede una considerazione attenta delle scelte strategiche, con un occhio particolare alla ricerca del giusto equilibrio tra innovazione creativa e chiarezza comunicativa.